La Natura ci si presenta:

6 marzo 2010

La Natura ci si presenta

Di Bianca Mele.

Articolo pubblicato sulla rivista Sufismo, 2° trimestre 2009

Noi siamo immersi nei colori: ogni immagine che vediamo è colori; questi restituiscono l’apparenza  di ciò che ci circonda, che mentalmente noi definiamo forma.

Se queste forme sono a noi date come leggibili attraverso il loro precipuo colore, è legittimo domandarsi se questi, così come le parole esprimono un’idea, non debbano voler indicare qualcosa di più della forma che essi rendono visibile.

La Natura è il nostro vocabolario da sempre. Se vogliamo trovare un significato andiamo a guardare nel vocabolario.

Nella nostra mentalità il colore è innanzitutto la cosa colorata perché il nostro quotidiano è affollato da immagini colorate. Ma prima di essere la cosa colorata, il colore è emanazione di un ordine di cose appartenenti al mondo naturale ed è indicativo dello stato della materia organica.

Blu, verde e grigio/marrone sono il linea generale le famiglie di colori che prevalgono in natura, poi abbiamo gli ingiallimenti, le carbonizzazioni, le combustioni, gli scoloramenti ed infine le grandi madri, il buio e la luce. Così era naturale leggere i colori per gli antichi Greci. Le pigmentazioni delle cose riguardano i processi prima artigianali ed ora industriali operati dagli uomini, un impreziosimento che per noi è talmente diffuso da sostituirsi, nel nostro campo percettivo, al colore naturale delle cose.

Se vogliamo guardare al colore come ciò che serve per colorare  dobbiamo guardare alle categorie minerali e sostanze coloranti . Se vogliamo guardare al colore come effetto appariscente significativo dobbiamo rivolgerci al bagaglio dell’esperienza, alla nostra conoscenza del colore. Goethe spiega bene che è possibile per noi vedere i colori perché i colori sono dentro di noi, altrettanto si potrebbe dire di un suono o di un profumo; sono forme percettive che riflettono uno stimolo esterno attraverso una esperienza mentale, la risposta del nostro cervello ad un ordine di vibrazioni. Noi siamo composti da vibrazioni, siamo composti, in diversissima percentuale, di tutte le materie esistenti in natura, pertanto si può forse dire, in maniera poetica, che l’esperienza di tutte le cose ci abita. Il variegatissimo mondo delle apparenze abbraccia il creato in un tutt’uno.

Da ogni basilare e minima differenza, si sviluppano conseguenze che portano sempre più lontano: se dal centro di una sfera noi ci spostiamo verso l’esterno di un punto, la differenza tra ogni punto che parte dal centro verso una direzione esterna è minima, ma ad ogni punto in più di distanza dal centro le direzioni dei vari raggi si distinguono e si caratterizzano nella loro individualità. Così nella tavola degli elementi, un singolo immaterico elettrone in più o in meno determina le diversissime materie che compongono il nostro ambiente. Ogni colore è vibrazione riflessa di una materia. Esistono infiniti colori quante sono le materie, il loro stato e l’ambiente in cui si trovano in un dato momento: parole precisissime del creato, ognuna con il proprio significante.

I mondo organico si può definire un contenitore d’acqua; ciò che vive contiene acqua, ciò che è morto tende a rinsecchire. La vita quindi trattiene l’acqua, l’acqua è incolore ma in natura, nella vastità superficiale della Terra, riflette il colore del cielo, la prossimità più distante da noi, senza forma, senza dimensione e inafferrabile. Tutto ciò può facilmente essere letto in chiave simbolica.

Questo è un esempio di lettura dei colori nella pagina della natura.

Il blu è il colore più terso che appare in natura e il meno legato ad una forma.E’ il colore con la più alta frequenza nello spettro elettromagnetico della luce, e con la lunghezza d’onda più breve, è pervasivo delle sostanze più sottili in natura, come l’aria. Un blu terso di un cielo di montagna in pieno giorno è l’immagine più satura di blu a cui riesco a pensare. Riflesso nell’acqua che è in movimento, questo blu diventa guizzante, cupo e brillante; rimane inafferrabile come qualcosa che non può uscire dalla sostanza che lo contiene. L’esperienza si accompagna a un riverbero di emozioni precise, la comprensione delle cose non prescinde mai dalle emozioni. Poiché esse sono precise e individuabili, sono la meta espressiva di ogni artista laddove le parole del discorso non possono arrivare. Perché altrimenti esisterebbe l’arte?

L’altro colore prevalente in natura è il verde. Il verde contiene un vocabolario vastissimo e questo ha una ragione anche fisiologica. La retina dei nostri occhi è costituita da due tipi di cellule, bastoncelli e coni, i quali sono maggiormente sensibili rispettivamente  al verde- azzurro e al verde- giallo. I verdi in natura sono talmente vari che potremmo suddividerli e nominarli come tipi di colore a se stanti e neanche parenti tra loro. Tuttavia è ovvio ricordare che il verde è il colore del mondo vegetale. Forse la nostra sensibilità al verde ha a che fare con l’enorme varietà di forme contenuta nel mondo vegetale: se non fossimo particolarmente sensibili al verde sarebbe difficile poterle distinguere con facilità. Il verde ha quindi a che fare con le infinite forme laddove il blu è il colore che caratterizza l’indefinito. E’ il colore che ci insegna a distinguere ad apprezzare i disegni contenuti nelle forme, le geometrie ritmiche del mondo del crescere. Il mettere a fuoco è la nostra opportunità per distinguere le cose e per poter fare un ulteriore passo, precipuo dell’uomo, paragonare ed astrarre. Ad esempio, la sezione aurea si può osservare anche su una foglia. Il verde è quindi il libro scritto, è le parole del ritmo insito in tutto ciò che cresce. Parole fugaci immerse in un più vasto ritmo che è quello delle stagioni. Un brulichio, creato dalle diverse forme toccate dalla luce e dalle ombre, pervade i campi e i boschi. Il ritmo ci placa, è ipnotico, come un segreto inafferrabile di cui percepiamo la presenza ma è impossibile afferrarlo se non passo dopo passo, attraverso la debole parcellizzazione del nostro intelletto. Il colore verde delle piante è dovuto alla clorofilla che interagisce chimicamente con la luce solare, quindi, la luce viene tradotta in verde per illuminarci sulle infinite forme.

Il rosso. Il rosso è il colore del sangue  ed è lo schiudersi della notte all’orizzonte quando il sole tramonta . Il rosso è anche il colore del fuoco che riscalda. E il colore più penetrante da un lato perché legato al calore  (è limitrofo ai raggi infrarossi)e dall’altro perché tale è l’interno di ogni animale vivente; i muscoli, che sviluppano energia cinetica, sono irrorati di rosso sangue. Alla sera è l’ultimo colore ancora percettibile nell’ingrigimento dei toni della notte, è chiuso tra lo scolorire della luce e il buio cieco della notte. Il rosso esige attenzione ed evoca azione. Evoca la corporeità vivente, è l’energia visibile. E’ pervasivo della materia animata.

Tornando alle cellule che compongono la retina dei nostri occhi, i coni, che si attivano alla luce diurna, sono sensibili ai tre colori finora accennati: il blu, il verde e il rosso. Tutti gli altri colori sono derivati da questi. I bastoncelli invece sono più sensibili e si attivano già alla debole luce serale ma trasmettono una visione acromatica delle cose: ecco perché alla sera le immagini si scolorano.

Noi proiettiamo psicologicamente su un oggetto un determinato colore, il nostro colore in risposta ad un determinato insieme di lunghezze d’onda. Quindi si può dire che il colore è la parola precipua del nostro corpo per comunicare col mondo delle apparenze. Il mondo visibile è compreso in una fascia limitata di lunghezze d’onda elettromagnetiche, da 400 a 700 nm. Le vibrazioni conosciute che compongono il nostro mondo vanno circa da 0,00001nm a 10 000 km. Quindi la fascia limitatissima di onde elettromagnetiche che vanno da 400 a 700 nm. , è caratteristica di ciò che chiamiamo luce. La luce è madre di un processo interattivo che ci permette di leggere il mondo circostante.

Nascendo dunque dal nostro sistema neuro fisiologico, la visione colorata è in una certa percentuale attiva verso il mondo esterno e non esclusivamente passiva. Noi non leggiamo i colori in assoluto. Siamo più complessi di una macchina fotografica. Spostandoci da una visione satura di uno dei principali colori verso gli infiniti toni del mondo circostante noi operiamo una sorta di compensazione . Le situazioni che mutano la nostra percezione del colore sono varie. Una è la vastità del colore percepito all’interno del nostro campo visivo; ad esempio, il colore di una tinta scelta da un campionario spesso si rivela differente una volta stesa su una parete. Un’altra è determinata dai colori circostanti al colore guardato e si manifesta sotto due aspetti, per paragone e per contrasto: Se dipingiamo una tavola utilizzando del bianco di calce questa ci appare semplicemente bianca ma se la paragoniamo ad un’altra tavola dipinta con del bianco di titanio, questa ci apparirà di un bianco diverso; se invece dipingiamo un quadrato rosso in un campo giallo e poi lo stesso quadrato rosso in un campo verde, il rosso sul campo verde è molto più vivido; un altro aspetto della compensazione è determinato da una correzione automatica della luce colorata che illumina un oggetto: se fotografiamo con una pellicola per esterni un oggetto in un ambiente illuminato con una normale lampadina a incandescenza, la macchina fotografica registra la luce calda e l’immagine appare rossastra anche se noi non percepiamo ad occhio questa colorazione.

Quindi il colore è uno strumento attivo della nostra esperienza e in quanto tale carico di memorie registrate che si combinano e si sovrappongono.

Il campionario più bello che Dio ci ha donato appare in cielo sottoforma di arcobaleno, ci ricorda che la luce che illumina ogni cosa si rifrange in gradevoli toni di colore e che il colore è innanzitutto luce. Guardando le cose da un punto di vista fisico, è più corretto dire che la luce è la percezione risultante dalla somma di tutte le onde elettro magnetiche  da 400 a 700nm. . Tuttavia dal punto di vista dell’esperienza la luce si afferma come un’unità derivante da una specifica fonte di illuminazione che in modo ampliamente prevalente è il sole. Il sole nell’arco del viaggio che compie da est ad ovest ci offre l’alternanza del buio e della luce. Ogni colore quindi, figuratamene passa dal bianco al nero raggiungendo nel mezzo il suo punto di massima saturazione. Per capire cos’è un colore saturo, basta guardare i fiori o le farfalle che hanno una conformazione della superficie tale da riflettere le vibrazioni di un dato colore con grande intensità. Questa visione si accompagna ad una sensazione di piacevolezza. Il piacere che si prova ad un riconoscimento nitido, simile all’eccitazione di una scoperta. Abbiamo da sempre cercato di riprodurre questi colori creando pigmenti e leganti che potessero rispondere all’esigenza di imitare i colori della natura, abbiamo sempre in definitiva cercato di imitare noi stessi, qualcosa di simile ad un processo di auto-conoscenza.  Per naturale  conseguenza i colori sono per noi  simbolo ,miracoloso dono della percezione: rivolta all’esterno in quanto chiave di lettura e rivolta all’interno in quanto apparato intimo di un sistema di conoscenza. Illuminato e luce sono parole ricorrenti in ogni tipo di  cultura esoterica, e la luce è appunto l’insieme dei colori.

La superficie di ogni cosa assorbe le onde elettromagnetiche di un tipo e ne riflette delle altre. Quindi la luce che tocca ogni cosa viene restituita spogliata di alcune sue parti..

Il blu del cielo è dovuto alla filtrazione che l’atmosfera opera rispetto alla luce solare. Quando l’atmosfera è più carica il cielo appare grigio biancastro, quando il cielo è più terso appare blu. Il cielo quindi è colorato. Per il medesimo motivo percepiamo come azzurre le montagne all’orizzonte. Le cose in lontananza da un lato perdono il loro specifico colore essendo più forte il colore del filtro trasparente dell’aria azzurrognola, dall’altro restano pur sempre visibili grazie al caleidoscopico riflettersi e rifrangersi della luce. Accorciando la lontananza, prima di mostrarsi nel loro colore naturale, appaiono scure, tendenti al nero. Anche il vasto spazio infrastellare della nostra galassia appare nero. Quindi, tra il bianco e il nero abbiamo l’azzurro. L’azzurro è uno scoloramento del nero, è il farsi luce che permea ogni cosa e fa praticamente da sfondo ad ogni colore. Il bianco aumenta con l’ispessirsi della materia, quando l’aria è carica d’umidità, quindi il bianco nasce da un mezzo trasparente, l’acqua o l’acqua mista all’aria sottoforma di umidità. Lo vediamo nella neve e parzialmente nel ghiaccio. Il colore bianco è l’opacizzazione della trasparenza, il farsi visibile del trasparente. Tra l’altro chi si traveste da fantasma a carnevale, indossa un lenzuolo bianco. In alcune culture il bianco è simbolo di morte: ciò che è invisibilmente esistente, il trasparente, e che è il supporto di ogni colore, scompare e mostra il bianco. Il bianco appare da una riflessione di tutte le lunghezze d’onda della luce, ciò sottolinea una negazione dell’oggetto bianco, un nascondersi, eco della trasparenza. Per questa proprietà di impermeabilità alle onde elettromagnetiche della luce il bianco resta più fresco di altri colori nelle stagioni calde. L’acqua cristallizzata dal freddo in magnifiche geometrie appare bianca. Quindi il bianco evoca freddo, visibilità, e nulla oppure: la nullità del mondo delle apparenze. E’ simbolo di luce che svela l’inganno della materia.

Un oggetto appare nero, per contro, perché assorbe tutte le lunghezze d’onda che costituiscono la luce. Il volante nero dell’automobile diventa intoccabile d’estate se si lascia la macchina al sole. Il nero è anche il colore di tutto ciò che è bruciato, che ha assorbito in modo esplosivo l’energia sprigionata dalla combustione. Il nero è ciò che rende realmente invisibili le cose, poiché inghiotte l’energia della luce trasformandola in calore. Il bianco concretizza una trasparenza, il nero trasmuta. Per concentrarci chiudiamo gli occhi, mettiamo a fuoco un ricordo. Paradossalmente il nero raccoglie tutta la luce, ne è invisibilmente pregno, tale è il nero nel misticismo. Alla sera, al calare della luce si raccolgono i pensieri e le intuizioni, la cortina delle apparenze cala e restiamo con noi stessi. Durante la notte il corpo si ricarica di energie. Il lato oscuro del nero nasce dall’aspetto della distruzione, da ciò che resta del fenomeno di combustione, chi non può digerire il nero si appaga solo del risultato apparente, la distruzione delle cose, e resta cieco alla trasformazione: il bene e il male sono le due facce di una medaglia, il dritto e il rovescio. Il nero è quindi anche simbolo di male, del risultato di ciò che è finito. Ciò che è finito si è tagliato fuori dal tempo ed è quindi morto, non può procedere oltre la stasi, come i resti di un incendio.

Tornando alla luce e ai colori, fisicamente la luce è per noi leggibile in quanto manifestazione della somma -sintesi additiva- delle onde elettromagnetiche alle quali sono sensibili i coni della retina , il blu, il verde e il rosso. Gli stessi colori che sommati sottoforma di onde elettromagnetiche danno la luce, addizionati sottoforma di tinte danno il buio o il nero/grigio: qui si svela quanto finora detto, ossia i colori non sono propri delle cose colorate.

La natura ci appare con la vastità del blu nel cielo, il verde della vegetazione,  il grigio della pietra e il marrone della terra. Roccia e sabbia sono privi di acqua e quindi più lontani dalla vita, il loro colore è il grigio nelle sue svariate sfumature con riflessi metallici. La terra si impregna dell’acqua delle piogge, contiene un principio di vita, i batteri. E’ di colore nero rossiccio e riflette parzialmente il rosso, il giallo (sintesi additiva tra il rosso e il verde) e il blu. Il marrone non è tra i colori dell’arcobaleno. Il marrone è la culla del pulsare della vita, una culla di nero, le energie raccolte, e di rosso, il calore vitale. La terra non ha forma propria, non presenta alcun disegno,  appare come un  miscuglio. La sua massa contiene il materiale da costruzione per la vita: Adamo fu plasmato nella terra. I semi delle piante germogliano nella terra. Tutto torna alla terra una volta decomposto. Gli escrementi, ciò che resta una volta estratte le energie vitali dal cibo del mondo animale, tornano alla terra, le piante decomposte dai batteri tornano alla terra, i residui di una combustione tornano alla terra. La terra è ricca di sali minerali e di acqua, rappresenta un grande contenitore di materiale da trasformare, è il magazzino della vita.

Nel mondo minerale non c’è ne’ bianco ne’ nero ne’ colore. La pietra sulla superficie della terra è grigia con riflessi metallici.  E’ dura, è ferma e non assorbe l’acqua. Si forma attraverso processi geologici enormemente più lunghi rispetto a quelli del mondo animale e del mondo vegetale. E’ il pavimento della vita organica e il letto delle acque. Ergendosi in montagne è l’armatura delle valli. Il suo peso la rende stabile, legata al suolo. L’altro volto del grigio è la sera, lo scolorirsi di ogni cosa, lo scemare delle epifanie. Nel grigio si spegne il brulichio vitale delle cose.

Quindi, dai tre colori finora osservati, abbiamo la base, il fondamento materico che riflette ed assorbe un po’ tutti i colori, il grigio; il materiale da costruzione, la terra nero rossiccia; il blu, ponte tra la terra e il cielo lontano e inafferrabile; il verde delle infinite forme, la possibilità di distinguere e paragonare; il rosso, il fuoco che anima ogni cosa, la possibilità d’azione. Gli elementi che costituiscono l’esistere di un essere umano: una base su cui appoggiare, un corpo, una psiche,una capacità intellettiva e la possibilità di agire. Queste analogie hanno preso origine dall’aspetto fisiologico del vedere, i colori di base cui la retina dei nostri occhi è sensibile, cercando di trovare una connessione tra questi, e i colori più abbondanti in natura. E’ il tentativo di una visione umanistica dei colori.  Da un punto di vista sia fisiologico sia scientifico i colori in cui la luce si rifrange sono genericamente nove: il viola, l’indaco, il blu, il verde, il giallo, l’arancione e il rosso. Essi si inseriscono, su un piano astratto, in una linea continua che si espande da un lato verso l’ultravioletto ed onde elettromagnetiche a lunghezza d’onda sempre più piccola ed ad altissima frequenza e dall’altro verso l’infrarosso ed onde elettromagnetiche a l sempre più ampia e a minore frequenza. Nel nostro occhio invece il cerchio si chiude e il rosso si sovrappone al blu dandoci l’indaco e il viola. Nello spettro continuo di luce, il rosso e il blu sono separati dal verde, dal giallo e dall’arancio e le loro onde non sono fisicamente addizionabili. L’arcobaleno è una astratta linea curva e non un cerchio. L’unità del cerchio l’abbiamo nel sole, la sorgente delle vibrazioni visibili.  Si può qui ricordare per inciso che un altro ordine di vibrazioni per noi percepibili è conosciuto attraverso il suono.

Quindi l’indaco e il viola sono colori precipui dell’uomo, il luogo in cui il cerchio si chiude e preclude al senso della vista le altre vibrazioni.

L’indaco è molto vicino al blu nella nostra percezione: il cielo sfuma verso l’indaco, vi sono tracce di rosso, soprattutto al calare della notte, quando la luce sta per chiudersi. L’alternanza del chiudersi ed aprirsi è una circonferenza che ripercorre se stessa, ad ogni battito del cuore il ritmo procede e in natura ogni scansione sembra essere contenuta un una scansione più ampia.

Il viola appare da una sovrapposizione della luce rossa e della luce blu.

Tra il verde e il rosso abbiamo il giallo e l’arancio. Il giallo è il colore più chiaro escludendo il bianco. Nei disegni dei bambini ciò che è fonte di luce è color giallo come il sole e le stelle. La luce in natura porta anche calore e sarebbe quindi inappropriato l’uso del bianco per rappresentarla: il bianco evoca freddo. Il giallo nasce dalla somma del verde e del rosso, contiene quindi il caldo rosso e il calmo verde. Un giallo chiaro su un fondo nero può apparire bianco. Il giallo è quindi affine al bianco per la sua visibilità. Scaldandosi verso il rosso, il giallo diventa arancione.

I colori, apparenze di immateriche vibrazioni, costituiscono nel loro insieme la luce: anch’essa immagine mentale, traduzione di un fenomeno che la conoscenza scientifica ha tradotto con onde elettromagnetiche. Quindi la luce stessa è in noi.  I colori sono uno spegnimento o offuscamento della Luce per rendere il mondo percettibile, una traccia., vaporosa capigliatura del creato. Guardando una foglia verde, il rosso e il viola sono spenti.

Quindi le onde elettromagnetiche da 700 a 400 nm. entrano in un rapporto privilegiato con la nostra consapevolezza, costituiscono anzi un tassello della nostra consapevolezza.

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