Appunti sulla biennale di Venezia.
6 marzo 2010
Appunti sulla biennale di Venezia.
Di Bianca Mele
Articolo pubblicato sulla rivista Sufismo, 3° trimestre 2009
L’arte contemporanea è ripresa da modelli offerti dalle avanguardie russe, dal futurismo italiano, dal dadaismo… Sta a questi modelli come il manierismo, senza nessun accento sminuitivo, sta al ‘400. Ma tutto fa parte del nostro panorama, incluso i lasciti delle epoche “classiche”.
La globalizzazione è la novità specifica di questi tempi. La globalizzazione si riflette da un lato nella disponibilità pressoché infinita di mezzi tecnici per l’espressione artistica: include ogni strumento utile al linguaggio, quasi un tentativo di linguaggio universale: il filmato, l’oggetto, la voce, tutti i materiali “classici” dal pennello alla creta, il gesto, i mezzi offerti dal computer, la tecnologia relativa all’illuminazione, il racconto, il graffito, ecc…ecc…
L’altro aspetto della globalizzazione nell’arte riguarda la “forma” nel senso di “ciò che viene espresso” . Vi è un intrinseco rapporto tra i modi di usufruire dei vari strumenti d’espressione e il significato di ciò che viene espresso, in altre parole, sia che si modelli la creta, sia che si raccolga uno scatolone di cartone trovato all’angolo della strada, si sta dicendo pressappoco la stessa cosa.
Un aspetto preponderante nella forma utilizzata attualmente è il metodo della giustapposizione che produce un intenzionale o inconsapevole svuotamento del senso delle cose.
Se accettiamo l’idea che l’arte, come dice il mio maestro Gabriele Mandel, è espressione dei tempi in cui viviamo, i tempi in cui viviamo ci si mostrano impregnati da un senso di smarrimento, di disgregazione delle ideologie e dei sistemi. E’ un grandioso smascheramento della scomparsa dei contenuti nelle vuote scatole della comunicazione.
Un filo cuce insieme ciò che viene espresso dall’Asia all’America, dall’Africa all’Europa. Viviamo come se fossimo stati immessi in un tubo caleidoscopico, dove gli impulsi elettrici si riflettono ad una velocità immisurabile da una faccia all’altra delle diverse realtà umane disperse nel mondo.
Non si prescinde da ciò che c’è, nessuno lo può fare. Per questo motivo l’arte è specchio dei tempi.
Percepire l’armonia e cercare di essere libero è lo scopo dell’artista. Essendo molto il rumore prodotto dal sovrapporsi incessante di menzogne, è un po’ difficile trovare armonia. Ciò tenendo conto che al rumore delle menzogne contribuiscono grandemente gli “addetti ai lavori” del mondo dell’arte stesso i quali muovono le fila degli ingranaggi economici lubrificandoli attraverso affermazioni surreali sull’arte e sugli artisti allo scopo di fare quanti più soldi è possibile.
La reazione degli artisti è quasi un voltare le spalle gettando sul piatto, scientemente o meno, un ermetico vuoto di significato oppure ritritando se stessi e, come si suol dire, guardandosi l’ombelico.
Ma l’Armonia esiste, basta smussare la vista e l’udito e cercare di ascoltare con le orecchie ben tese il proprio cuore. Qualcosa emerge dalla confusione e, nonostante le apparenze, è potente.
L’artista mette in ordine e ricuce la manifestazione generale dell’ambiente così come esso appare e rende visibile una condizione o uno stato delle cose. Una volta ho visto una ragnatela molto particolare. Invece di essere una tesa geometria bidimensionale, essa si presentava come una matassa tridimensionale: anche i ragni esprimono il loro senso di confusione. Certo noi non compriamo la ragnatela, non è immessa sul mercato. Peccato